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Interclassismo
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Con il termine mwawinterclassismo si intende una qualsiasi concezione politica e sociale che promuova la collaborazione tra le diverse mwbaclassi sociali e la conciliazione tra i loro differenti interessi, rifiutando il principio della mwbqlotta di classe e propugnandone la convivenza armonica. Nei sistemi politici contemporanei l'interclassismo figura come una precisa qualificazione, strutturale o programmatica, di alcuni partiti che sono di regola partiti ‘d'ordine', o comunque moderati, e possono contare su un vasto seguito sociale.

Il mwbwFascismo si posiziona come mwcaterza via tra il mwcqliberal-mwcgcapitalismo ed il mwcwmarxismo e abbraccia la collaborazione di classe. In questo modo il Fascismo contrasta l'mwdaindividualismo del liberal-capitalismo a cui oppone l'unità delle mwdqclassi sociali nell'interesse nazionale (a questo scopo, attribuisce allo Stato il ruolo di mediatore nelle dispute tra le classi, distinguendosi così dalla visione marxista della mwdglotta di classe),cite-ref-1[1] e la lotta di classe propugnata dal marxismo, sostenendo che le differenze tra gli uomini esistono e sono in natura feconde e positive.cite-ref-mussolini-2-0[2] Tutto ciò parte dal presupposto che la prosperità sia possibile grazie alla rinascita ed alla presa di coscienza dei concetti di Nazione e Popolo, grazie alla quale lo Stato si rende di nuovo capace di porsi come intermediario e risolutore delle divergenze classiste.cite-ref-3[3]

Al di là della concezione generale del sistema economico, il fascismo ha indirizzato il sindacalismo italiano, fino al 1921 socialista e dedito alla lotta di classe, prima verso una mwhaforma nazionale e poi, dopo la presa del potere, ha istituito i mwhqsindacati fascisti. Durante la mwhgRepubblica Sociale Italiana, il fascismo propose poi la mwhwsocializzazione dell'economia.

Nel mwiq1927 viene pubblicata la mwigCarta del Lavoro, uno dei documenti fondamentali del fascismo, con la quale fu istituito il mwiwtribunale del lavoro, col compito di giudicare i conflitti fra mwjacapitale e lavoro al di fuori delle rivendicazioni violente di tutte le classi sociali, in quanto, non tollerando lo Stato alcuna forma di giustizia privata, sia in campo civile che penale, questa sarebbe stata vietata anche sul luogo di lavoro: in tale decisione rientrano i divieti di scioperi e serrate del 1926.cite-ref-4[4]

Tra il 1927 ed il mwkg1939, con riforme graduali e di lungo respiro, i sindacati fascisti confluiscono nella creazione dello mwkwStato corporativo, con la strutturazione delle filiere lavorative in corporazioni, al cui interno furono associati lavoratori e datori di lavoro, corrispondenti alle varie attività economiche, poste sotto il controllo del governo e riunite nella mwlaCamera dei fasci e delle corporazioni.cite-ref-5[5] Il concetto era quello di riunire nella corporazione stessa lavoro, capitale e tecnica, armonizzando le forze comunitarie in ottica nazionale e, appunto, di collaborazione di classe.cite-ref-6[6]

«Ma mentre il sindacalismo socialista, per la strada della lotta di classe, sfocia sul terreno politico, avente a programma finale la soppressione della proprietà privata e dell'iniziativa individuale, il

sindacalismo fascista

, attraverso la collaborazione di classe, sbocca nella corporazione, che tale collaborazione deve rendere sistematica e armonica, salvaguardando la proprietà, ma elevandola a funzione sociale, rispettando l'iniziativa individuale, ma nell'ambito della vita e dell'economia della Nazione. (...) È solo nella corporazione che si realizza l'unità economica nei suoi diversi elementi: capitale, lavoro, tecnica; è solo attraverso la corporazione, cioè attraverso la collaborazione di tutte le forze convergenti a un solo fine, che la vitalità del sindacalismo è assicurata.»

(Benito Mussolinicite-ref-7[7])

Il concetto che veicolato dal fascismo è mwpaorganicista, per cui i cittadini non sono entità individuali e/o particolari, ma parte organica di un insieme, la comunità nazionale: lo Stato fascista ritiene perciò di avere non solo il dovere di garantire l'ordine, ma anche la pace e la giustizia sociale tra le varie classi in conflitto tra loro, in quanto il supremo interesse non è quello nei confronti dell'individuo, ma quello nazionale.cite-ref-8[8]

Contents

Note

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Dottrina sociale cristiana

L'Interclassismo indica una delle componenti essenziali del mwrgpensiero sociale cristiano. Taluni preferiscono usare il termine mwrwmwsasolidarismo.

Esso si caratterizza per il rifiuto del mwsgmito della mwswclasse (mwtaborghese o mwtqproletaria che sia), non la negazione della divisione della società in classi. In altri termini sostiene che le varie classi debbono tendere, anche attraverso la difesa mwtgdialettica dei propri legittimi interessi, alla collaborazione e che lo mwtwStato deve comporre in sintesi unitaria i vari interessi nel quadro del bene comune.cite-ref-9[9]

L'interclassismo, però, non è una mediazione meccanica tra interessi contrapposti: lo Stato, in quanto garante della giustizia, deve garantire l'effettivo squilibrio delle forze sostenendo i più deboli.

Altri movimenti

Altri movimenti che si rifanno all'interclassismo sono la mwvwterza via, il mwwadistributismo, la mwwqsocialdemocrazia moderata, il mwwgperonismo argentino e la dottrina economica mwwwmazziniana.

Degenerazioni

In casi di degenerazione, l'interclassismo può essere lo strumento grazie al quale le classi dominanti, nel presentare i propri interessi come interessi collettivi, sottraggono incisività ed efficacia alle rivendicazioni degli strati sociali contraddistinti da condizioni socioeconomiche più svantaggiate, prefiggendosi di mantenere lo mwxgstatus quo.

Note

cite-note-11. Calvin B. Hoover, mwzqThe Paths of Economic Change: Contrasting Tendencies in the Modern World, The American Economic Review, Vol. 25, No. 1, Supplement, Papers and Proceedings of the Forty-seventh Annual Meeting of the American Economic Association. (Mar., 1935), pp. 13-20.
cite-note-mussolini-22. mwaqmwagThe Doctrine of Fascism, in mwawmwbaEnciclopedia Italiana, mwbqRoma, mwbgIstituto Giovanni Treccani, 1932. "[Fascism] affirms the irremediable, fruitful and beneficent inequality of men"
cite-note-33. William G. Welk, mwcgFascist Economic Policy, Harvard University Press, 1938. pp. 38-39
cite-note-44. Adrian Lyttelton (editor), mwdgLiberal and fascist Italy, 1900-1945, Oxford University Press, 2002. pp. 75
cite-note-55. Luca Leonello Rimbotti, mwegIl fascismo di sinistra. Da Piazza San Sepolcro al Congresso di Verona, 1989.
cite-note-66. Marco Piraino, Stefano Fiorito mwfgL'identità fascista: progetto politico e dottrina del fascismo
cite-note-77. Edoardo e Duilio Susmel mwggOpera Omnia di Benito Mussolini, La Fenice, Firenze.
cite-note-88. Alexander J. De Grand, mwhgFascist Italy and Nazi Germany, Routledge, 1995. pp. 57
cite-note-99. Leone XIII mwig"Enciclica Quod Apostolis Muneris" "la Chiesa molto più saggiamente ed utilmente anche nel possesso dei beni riconosce disuguaglianza tra gli uomini, naturalmente diversi per forze fisiche ed attitudine d'ingegno, e vuole intatto ed inviolabile per tutti il diritto di proprietà e di possesso che dalla stessa natura deriva [...] considera come fatto a se stesso il beneficio elargito anche all'ultimo dei poveri, li tiene in grande onore, con ogni mezzo possibile li solleva; si adopera con ogni sollecitudine affinché in tutte le parti del mondo s'innalzino case ed ospedali destinati a raccoglierli, a mantenerli, a curarli, e prende quegli asili sotto la propria tutela. Incalza poi i ricchi col gravissimo precetto di dare ai poveri il superfluo"

Bibliografia

• mwjgGiano Accame, mwjwIl Fascismo immenso e rosso, 1990.
• Paolo Buchignani, mwkqFascisti rossi, Mondadori, 1998.
• Enrico Landolfi, mwkwCiao, rossa Salò. Il crepuscolo libertario e socializzatore di Mussolini ultimo, Edizioni dell'Oleandro, 1996.
• Adrian Lyttelton, mwlqLiberal and fascist Italy, 1900-1945, Oxford University Press, 2002.
• mwlwRealino Marra, mwmaAspetti dell'esperienza corporativa nel periodo fascista, in «Annali della Facoltà di Giurisprudenza di Genova», XXIV-1.2, 1991-92, pp. 366-79.
• mwmgArrigo Petacco, mwmwIl comunista in camicia nera, Nicola Bombacci tra Lenin e Mussolini, Mondadori, 1997.
• Marco Piraino, Stefano Fiorito mwnqL'identità fascista: progetto politico e dottrina del fascismo, Lulu.com, 2008.
• Luca Leonello Rimbotti, mwnwIl fascismo di sinistra. Da Piazza San Sepolcro al Congresso di Verona, 1989.
• Claudio Schwarzenberg, mwoqIl sindacalismo fascista, Mursia, 1972.
• Edoardo e Duilio Susmel mwowOpera Omnia di Benito Mussolini, La Fenice, Firenze.
• William G. Welk, mwpqFascist Economic Policy, Harvard University Press, 1938.

Voci correlate